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  • 17 DICEMBRE 2018 APERTO BREUIL CERVINIA VALTOURNENCHE. APERTO ZERMATT
  • 17 DICEMBRE 2018 APERTO BREUIL CERVINIA VALTOURNENCHE. APERTO ZERMATT

Mulini


I mulini di La Magdeleine conservano ancora oggi un grande fascino che si avverte forte e avvolgente percorrendo il piccolo sentiero che li costeggia allorché, posato lo sguardo sulla tranquilla serenità della natura che li circonda, ci si sofferma ad ascoltare il sussurro frusciante dell'acqua che gorgoglia tra i sassi del piccolo torrente ed accompagna il severo, ma rassicurante rumore delle macine che girano e girano, quasi fuori dal tempo. Si immaginano allora i tempi passati , quando il mulino era il fulcro della civiltà contadina che lì ritrovava i suoi valori, le sue fatiche e le sue gioie semplici e genuine.

Nelle frazioni di Brengon, Clou e Messelod, allineati rispetto ad un piccolo corso d'acqua che trae origine da alcune sorgenti sotto le pendici del Monte Tantané e che si raccoglievano un tempo in uno stagno ed ora in una piscina appositamente costruita, si trovano ben otto mulini; di essi sette sono stati ristrutturati e tre, come certamente fecero per tanti e tanti anni, sono ora in grado di macinare i cereali che venivano coltivati sulle assolate pendici dei dossi che circondano il paese.

Le origini di queste costruzioni si perdono nei secoli passati, ma sono certamente assai antiche come lo furono i primi insediamenti umani nei luoghi che ora compongono il Comune di La Magdeleine.

Infatti, siccome gli antichi abitanti vivevano certamente delle risorse della terra, era indispensabile disporre di apparecchiature atte a utilizzare sul posto, e quindi a macinare e cuocere, i cereali che si raccoglievano (segale, orzo, avena in particolare).

Ecco il motivo della costruzione dei mulini, alcuni dei quali sono giunti fino a noi in condizioni più o meno discrete, dopo aver subito evidentemente chissà quali e quanti interventi manutentivi e ricostruttivi.

L'importanza dei mulini nell'economia rurale del tempo è confermata anche dal fatto che, frequentemente, con la proprietà di un campo o di una porzione di terreno in genere veniva altresì trasferito il diritto ad utilizzare per un determinato tempo un determinato mulino.

La singolarità degli edifici dei mulini consiste anche nel fatto che essi sono disposti "in catena" allo scopo di sfruttare la poca acqua disponibile; questo fatto ha evidentemente condizionato anche la "tecnologia" utilizzata: si tratta di mulini a ruota idraulica orizzontale, in presa diretta, cioè senza l'utilizzo di ingranaggi o meccanismi similari, rispetto alle macine.

Inoltre, proprio al fine di utilizzare in modo il più razionale possibile l'acqua, era indispensabile che l'attività si svolgesse in modo quasi contemporaneo in ciascuno degli otto mulini: seguendo questa impostazione il risultato era praticamente quello di moltiplicare per otto la capacità lavorativa dell'acqua.

Vennero, allora, messi a punto dei precisi "Regolamenti di utilizzo dei mulini" in cui si stabilivano tanto le modalità e le tempistiche di funzionamento, quanto i diritti di uso di ciascun partecipante/proprietario.

Come spesso avveniva, anche i mulini di La Magdeleine avevano dei nomi che derivano dalla loro localizzazione, dal luogo in cui si trovano oppure dai proprietari o della famiglia che l'avevano costruito. Partendo dal mulino che si trova in posizione più elevata, i nomi che sono stati ritrovati grazie ai ricordi degli anziani del paese, sono i seguenti: moulin haut, moulin d'Arfonse, moulin di Tonne, moulin di Chioset, moulin de la Place, moulin di mule e moulin di Messelou.



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